END OF WASTE: CHI DECIDE?

Il punto sul tema della cessazione della qualifica di rifiuto o End of Waste

Ai sensi del D.Lgs 152/06 è da definirsi con il termine di rifiuto “qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l’obbligo di disfarsi” (Art 183, comma 1).

Al fine di promuovere una gestione dei rifiuti ai fini di una maggiore sostenibilità ambientale e potenziamento delle attività di prevenzione, riciclaggio e recupero, lo smaltimento in impianti autorizzati costituisce soltanto “l’ultima spiaggia” nella gerarchia della gestione dei rifiuti (D. Lgs.152/06, art. 179, comma 1). Devono essere infatti preferiti trattamenti di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, ove sussistano le condizioni previste ai sensi dell’art. 184-ter del D.Lgs. 152/06, quali:

  1. la sostanza o l’oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici;
  2. esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;
  3. la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;
  4. l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana

Solo in tali casi si può verificare una cessazione della qualifica di rifiuto o End of Waste (EoW).

Ma a chi è affidato il compito di verificare la sussitenza delle quattro condizioni sopracitate? È stato questo l’oggetto della deliberazione n. 120 che la Regione Veneto ha emanato in data 2 Febbraio 2018.

L’art. 6 della direttiva 19 novembre 2008 n. 2008/98/CE prevede che “Se non sono stati stabiliti criteri a livello comunitario in conformità della procedura di cui ai paragrafi 1 e 2, gli Stati membri possono decidere, caso per caso, se un determinato rifiuto abbia cessato di essere tale tenendo conto della giurisprudenza applicabile”.

Sarebbe quindi lo Stato, più precisamente il Ministero dell’Ambiente, a valutare “caso per caso” la cessazione della qualifica di rifiuto, non enti e/o organizzazioni interni ad esso, concetto che è stato ribadito ulteriormente e in maniera più restrittiva dalla sentenza n.1229 del 28 febbraio 2018 del Consiglio di Stato.